Perché non investire negli Stati Uniti? Sono tanti gli italiani attratti dal sogno americano e, ancora oggi, le terre d’oltreoceano rappresentano un ottimo mercato su cui investire. È il caso degli investimenti immobiliari Stati Uniti (d’ora in poi li definiremo sempre così) che, in questo periodo, richiamano l’attenzione degli affaristi e dei businessmen del settore, i quali fanno di tutto per acquistare case “a stelle e strisce”, con il fine ultimo di fare fortuna.

Boom Investimenti “a stelle e strisce”: quali novità dal punto di vista fiscale?

Complice del boom degli investimenti sul mercato immobiliare statunitense è la riduzione di 14 punti percentuali dell’aliquota fiscale federale sulle società, passata dal 35% al 21%.

C’è da precisare che per gli investimenti immobiliari Stati Uniti, il sistema tributario americano considera una rilevanza fiscale che riguarda sia la compravendita sia la disposizione degli immobili sul territorio.

È da sottolineare che, negli Stati Uniti, l’aspetto fiscale è considerato immediatamente sia che si tratti di proventi relativi ad investimenti, sia che si tratti di plusvalenze, per le quali si prevede una ritenuta fiscale del 15%, quota questa che viene versata dall’acquirente direttamente all’IRS, come anticipo relativo alle imposte da pagare.

Questo significa che se si compra un immobile e poi lo si rivende, la tassazione prevista è già pagata direttamente dall’acquirente.

In pratica, le imposte da pagare dipendono – essenzialmente – dal metodo di acquisto dell’immobile.

Se gli investimenti immobiliari Stati Uniti avvengono tramite Limited Liability Company, ovvero tramite partnership, si possono configurare, a questo punto, due situazioni diverse: nel caso in cui l’immobile sia affittato, il pagamento dell’affitto potrebbe essere considerato  come  reddito generato dall’investimento e sarà oggetto di tassazione per il 30%, oppure come attività di impresa, caso questo nel quale saranno applicate le aliquote previste dagli scaglioni reddituali fino ad un massimo del 37%.

Se gli investimenti immobiliari Stati Uniti si tradurranno in vendita, sulla plusvalenza è prevista una tassazione pari al 15%.

Se, invece, gli investimenti immobiliari Stati Uniti prevederanno l’acquisto tramite Corporation (paragonabile ad una SRL italiana), il potenziale reddito che deriva dall’immobile, sarà considerato reddito da locazione e la relativa tassazione sarà pari al 21%, alla quale si aggiungerebbe – laddove prevista – la tassazione statale che varia da stato a stato e che, in alcuni paesi, è anche pari a 0.

Inoltre, ne caso di acquisto tramite Corporation, i dividendi distribuiti all’investitore prevedono una ritenuta pari al 30%, che può essere ridotta della metà, in considerazione delle Convenzioni contro le doppie imposizioni stabilite tra gli Stati Uniti ed il paese dell’investitore.

Ma, attenzione, perché qualora l’immobile venisse donato o si verificasse la situazione di successione dello stesso, le aliquote relative alle imposte schizzerebbero tra il 26% ed il 40%.

Se, ancora, gli investimenti immobiliari Stati Uniti fossero concretizzati tramite una società americana, il derivante reddito da locazione prevederà il pagamento dell’aliquota pari al 21% mentre, se esso risultasse distaccato dallo svolgimento di un’attività svolta nel territorio statunitense, la ritenuta fiscale sarebbe del 30%.

Gli investimenti immobiliari Stati Uniti determinano una situazione ancora diversa nel caso di costituzione di una holding che, seppur non in territorio americano, detenga una società operante negli Stati Uniti, proprietaria di un immobile, la vendita del quale determinerà una plusvalenza che sconterà l’aliquota del 21%.