Per i giovani in cerca di lavoro avviare una coltivazione di zafferano potrebbe essere un’opportunità di business davvero interessante.

Nonostante le sue origini antiche, negli ultimi anni, si è riacceso l’interesse da parte degli imprenditori agricoli di avviare una coltivazione di zafferano, che rimane un’attività economica di “nicchia” in grado di generare mark up davvero interessanti.

Lo zafferano rientra nell’elenco dei dieci cibi più cari del mondo: si pensi che 1 kg di pistilli costa circa 12mila euro, e le prospettive di mercato per i produttori nazionali sono molto allettanti, specie se si avvia una coltivazione di zafferano di alta qualità.

Scopriamo in questa guida come avviare uno zafferaneto: quali sono i costi, come aprire Partita IVA e quale Codice Ateco comunicare.

Coltivare zafferano: cosa serve per avviare uno zafferaneto

Originario dell’Asia, lo zafferano è una delle spezie più conosciute fin dall’antichità, adatta per condire zuppe, noodle cinesi, oltre ai secondi piatti a base di carne e di pesce.

Oggi lo zafferano è anche una delle commodity più apprezzate dagli investitori e dagli aspiranti imprenditori.

Per avviare uno zafferaneto redditizio è opportuno avere buone e consolidate conoscenze tecniche (distanza minima tra le piante, irrigazione, periodo della semina e del raccolto, tecniche di estrazione ed essiccazione del delicato pistillo).

Come ogni altra attività di business, è necessario investire capitali nell’acquisto di fattori produttivi, i cui costi incidono sul conto economico d’esercizio e devono essere stimati già in fase di stesura del business plan.

Per avviare una coltivazione di zafferano occorre un appezzamento di terreno molto drenante: il bulbo dello zafferano è soggetto ad un facile processo di putrefazione, in presenza di eccessiva acqua.

Per mantenerlo in buona salute lo zafferaneto non richiede l’assorbimento di costi esosi; infatti, la cultivar non necessita d’irrigazione eccessiva, è sufficiente l’acqua piovana.

Per quanto concerne la geolocalizzazione della propria attività di business, si può valutare la possibilità di avviarla in qualsiasi regione dello Stivale italiano dato che le condizioni pedoclimatiche del nostro Paese sono ottimali.

In certe aree geografiche – tra cui Toscana, Abruzzo, Umbria, Marche, Sicilia e Sardegna – si può valutare la possibilità di fruire della consulenza dei consorzi produttori che tutelano i metodi e le tecniche produttive dell’oro rosso.

Per entrare a fare parte di un consorzio è necessario sottoscrivere un protocollo di controllo e di filiera ed aderire a un rigoroso disciplinare di produzione volto a garantire la tracciabilità del prodotto e a combattere la pirateria agroalimentare.

È possibile limitare l’investimento iniziale avviando una piccola produzione e acquistando pochi fattori produttivi (macchinari, attrezzature, manodopera, etc.).

Se dal panel test risulta che la materia prima è gradita al mercato autoctono, allora perché non investire ulteriori capitali ed ampliare la superficie della coltivazione massimizzando la resa ed il rendimento economico?

L’avvio graduale consente a chi già ha un’attività agricola di cimentarsi in un nuovo business assolutamente interessante e ricco di potenzialità.

Coltivare l’oro rosso: Come massimizzare il ROI?

Per massimizzare il Return On Investment (ROI), è buona strategia optare per appezzamenti di terreno geolocalizzati in terreni collinari e poco sassosi. Gli imprenditori agricoli che desiderano specializzarsi nella coltivazione dello zafferano possono valutare la possibilità di associare alla fase di coltivazione e lavorazione della spezia la commercializzazione diretta dei prodotti finiti al consumatore finale (B2C) e la vendita dell’oro rosso puro essiccato agli addetti HO.RE.CA. (B2B).

Con questa strategia di vendita e di marketing, si ha la possibilità di diversificare il proprio business, ridurre i rischi, migliorare la propria competitività e fare affidamento su una platea di diversi clienti locali.

Ciò produce esternalità positive all’interno della comunità di stakeholders che può fare affidamento su produttori locali e sull’acquisto di fattori produttivi di eccelsa qualità a km 0.

Quanto costa coltivare il Crocus?

Per rendere questa guida ancora più utile facciamo qualche conto per capire l’effettiva convenienza economica derivante dalla coltivazione dello zafferano.

Un bulbo costa circa 50 centesimi di euro IVA compresa, anche se sul mercato si possono trovare bulbi a 35 centesimi di euro cadauno, IVA inclusa.

In linea generale, meglio optare per l’acquisto di bulbi a 40 centesimi di euro per massimizzare il rendimento produttivo e per mantenere il livello qualitativo del prodotto.

Ogni bulbo produce dai tre ai cinque fiori, e per ottenere 1 grammo di zafferano, sono necessari un centinaio di infiorescenze.

Se si dispone di circa 500 metri quadrati di terreno è possibile impiantare circa 5.000 crochi che possono rendere fino a 110 grammi di zafferano, ovvero 4.400 euro.

Un guadagno interessante che può crescere nel tempo con l’acquisizione delle giuste competenze ed esperienza professionale in campo.

Avviare una coltivazione di Crocus: Normativa e Fisco

Come ogni altra attività economica, occorre valutare la necessità di aprire la Partita IVA agricola, optando per il regime ordinario o, meglio ancora, per quello forfettario.

È sempre bene affidarsi ad un Commercialista per valutare ad hoc il regime fiscale migliore e per espletare tutte le procedure burocratiche: compilazione del Modello AA9/12 per Persone Fisiche o Modello AA7/10 per Persone Giuridiche, inoltro della Comunicazione Unica che semplifica il rapporto tra le imprese e la Pubblica Amministrazione mediante l’utilizzo di un’unica procedura per gli adempimenti degli interessati nei confronti delle Camere di Commercio, dell’Agenzia delle Entrate, dell’INAIL e dell’INPS.

Il Codice ATECO da comunicare per procedere con l’apertura della Partita IVA è il seguente: 01.28.00 Coltivazione di spezie, piante aromatiche e farmaceutiche.